Il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo, intitolato a Mecenate, conserva una delle più importanti collezioni archeologiche della Toscana e, insieme all’Anfiteatro romano, racconta la storia antica di questa città.
Il museo ha sede negli ambienti dell’ex monastero di san Bernardo, edificio dal singolare andamento curvilineo poiché fu costruito nel XIV secolo proprio sui resti dell’anfiteatro di Arretium.
Il percorso si snoda su 26 sale disposte su due piani: al piano terreno troviamo reperti che ripercorrono la storia di Arezzo dalle origini etrusche fino all’età tardo-antica, mentre al piano superiore troviamo la sezione preistorica, sale tematiche dedicate alle ceramiche, ai vetri e ai preziosi, ai bronzi e alla numismatica e altre riferite alle collezioni di aretini illustri, come i Bacci e il famoso archeologo Gian Francesco Gamurrini.
Tra le opere più significative della sezione etrusca ricordiamo le oreficerie dalla necropoli urbana del Poggio del Sole, le terrecotte dipinte che decoravano i templi della città e i ritrovamenti dell’imponente santuario extraurbano di Castelsecco.
Nella sezione romana è ospitata la più ricca collezione al mondo di vasi in terra sigillata, che gli antichi chiamavano Arretina vasa, detti popolarmente “vasi corallini” per il loro colore rosso corallo: si tratta di vasi da mensa prodotti ad Arezzo tra la metà del I secolo a.C. e la metà del I d.C. che resero la città famosa in tutto l’Impero romano e oltre.
Tra le meraviglie del museo ci sono poi un importantissimo cratere greco dipinto dal famoso ceramografo attico Euphronios, che raffigura la lotta tra Ercole e le Amazzoni, e un medaglione romano con ritratto maschile in crisografia (graffito su lamina d’oro e d’argento racchiuso da lastrine di vetro) risalente alla seconda metà del III d.C., che costituisce uno dei più raffinati esempi di questa tecnica.
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